Curriculum sommario di Ottavio Giorgio Ugolotti, ferrocompositore.
(sculture in ferro)
Ha esposto, oltre che in diverse gallerie liguri (negli anni ‘60/70), tra cui il Kursal di Varazze, alla CR di Savona, alla Boccadasse di Genova, la Keramos di Genova (due volte Primo Premio), e a Roma nella XX Mostra Nazionale d’Arte, palazzo Venezia nel 1968 (Primo Premio), a Garbagnate Milanese(1971), a Conegliano Veneto, nel 1990, alla Galleria L’Iride di Cava de’ Tirreni (Sa) nel 1991 (Primo Premio).
Dopo un periodo di attività sporadica nel campo della ferrocomposizione, preso da diversi altri impegni culturali quali teatro e attività letterarie (ha scritto, diretto e interpretato 12 commedie, pubblicato una trentina di opere tra saggistica, narrativa e poesia, in lingua e in dialetto), è tornato con una personale alla Colonia Arnaldi di Uscio (GE, nel 2006). Attualmente lo abbiamo trovato tra le collettive genovesi allestite dal Gruppo Artistico La Tela diretto dal pittore Aldo Celle. Sue opere sono presenti in collezioni private in USA, Spagna, Russia, Germania, nella Galleria d’Arte Moderna del Comune di Genova, nei giardini dell’Ospedale di San Martino a Genova, e sempre a Genova all’interno di Palazzo Tursi. Presente in altre collezioni private come quella di Alessandro Zamponi di Genova e Federico Maggi di Milano, nonché nella Chiesa di Geminiano, piccolo centro sulle alture della Valpolcevera, dove si è costruito una casa e in essa tutt’oggi vive e lavora alle proprie opere.
Su Il Secolo XIX del 1° dicembre del 1990, Mauro Bocci, in occasione di una mostra dell’Ugolotti alla Galleria Colombo di Genova, scrisse: “Intelligenza poliforme e curiosa, disponibile a gettarsi in imprese culturali intense (e spesso autogestite, quali un’attività editoriale sul filo dell’under ground e un’appassionata presenza di teatrante), l’Ugolotti frequenta anche, con intervento tagliato in una misura di essenzialità volutamente “povera” la scultura...Per ragioni di allestimento –ma in buona misura per scelta “di poetica”– i lavori proposti sono di piccole dimensioni, e tutti in ferro, uno dei materiali prediletti dall’Ugolotti che è attirato da potenzialità plastiche anche più “ruvide”, come quella del cemento armato. Il richiamo persistente ad una figurazione fortemente stilizzata –nella quale si ripercorrono emozioni primitivo-espressionistiche della scultura d’inizio secolo– è una delle costanti di questo arguto percorso, Ma è soprattutto la tensione cinetica, il senso del movimento e di equilibri che stanno in bilico, a dare all’Ugolotti una cifra unica, uno spontaneo vigore.