Così il prof. Ferruccio Gemmellaro ha pesentato, l’11 maggio del 2013, a San Donà di Piave, nella manifestazione Artinrisonanzail maestro O.G.Ugolotti:
“O.G.Ugolotti da Genova, che oggi il movimento culturale “La Copertina” introduce storicamente a San Donà di Piave, ospiti del Consorzio di Bonifica, che ha offerto questa dignitosa sala, l’Ugolotti, dicevo, possiede un nutrito curri-culum che sto subito a presentarvi in compendio.
Ha esposto in diverse gallerie liguri negli anni ‘60/70 –Savona- Genova (due volte Primo Premio) – a Roma nella XX Mostra Nazionale d’Arte, Palazzo Venezianel 1968 (Primo Premio), a Garbagnate Milanese, a Conegliano Veneto, nel 1990, alla Galleria L’iridedi Cava de’ Tirreni (SA) nel 1991 con assegnazione ancora del Primo Premio.
Dopo un periodo di attività sporadica nel campo della ferro composizione, si è entusiasmato per altri e diversi impegni culturali quali teatro e attività letterarie.
Ha scritto, diretto e interpretato dodici comme-die, pubblicato una trentina di opere tra saggistica, narrativa e poesia, in lingua e in dialetto.
Dirige due periodici di promozione culturale Autori liguri e Sentieri tra lo scibile ed è il fondatore dell’editrice personaleditognora in attività.
Soddisfatto da questo lungo e proficuo inciso di successo, è tornato alla scultura con una personale alla Colonia Arnaldi di Uscio (GE, nel 2005) e attualmente si è imposto tra le collettive genovesi allestite dal Gruppo Artistico La Teladiretto dal pittore Aldo Celle.
Sue opere sono presenti in collezioni private in USA, Spagna, Russia, Germania, nella Galleriad’Arte Modernadel Comune di Genova, nei giardini dell’Ospedale San Martino a Genova, e sempre a Genova all’interno di Palazzo Tursi. Presente in altre collezioni private come quella di Alessandro Zamponi di Genova e Federico Maggi di Milano, nonché nella chiesa di Geminiano, piccolo centro ove si è costruito una casa e in essa tutt’oggi vive e lavora alle proprie opere.
Qui a San Donà di Piave è presente in qualità di ferro compositore d’impronta minimalista con una selezione dei suoi lavori. Un tecnicismo artistico, il suo, esito dallo sperimentalismo in atto nel secondo dopoguerra e che, sulle esperienze degli anni Sessanta, lo avrebbe convinto ad adottare per le sue composizioni geometriche semplici, insomma essenziali per riconoscere la figura.
Attenzione a non confondere minimalismo con dimensione dell’opera, che è un’altra cosa e qui si toccherebbe la miniatura: la riduzione del minimalismo, dicevo, interessa la forma la cui geometria diviene la maniera di esaltare la struttura nel piano sia spaziale sia temporale ma nello stesso tempo non intende trasmettere alcuna emozione comune. Lo spazio è circoscritto dalla raffigurazione mentre il tempo può essere dato dalla intercambiabilità degli oggetti, i quali assumono così la definizione di modulari. Due firme per tutti Sol Lewitt e Robert Morris in mappa internazionale e perché non ricordare gli artisti minimalisti del nostro territorio, il compianto Alberto Guerrato di Meolo e Salvino Marsura che vive e opera a Vallio di Roncade nel trevigiano.
O.G.Ugolotti elabora, è vero, forme elementari e lineari, in antitesi al barocco, ma poniamo cautela nell’affermare che l’artista, negli statuti del Minimalismo, intende imprimere un’iconografia di fredda impersonalità, giungendo finanche alla negazione di ogni connotazione emotiva o espressiva dell’opera. I suoi lavori, in realtà, sono dotati di un’anima, diciamo pure del soffio vitale da lui alitato; pertanto oso definirli neo-minimalisti, non disdegnando di richiamare un virtuale neorealismo o, meglio, una risonanza omologistica.
Parafrasando lo stesso autore, l’Ugolotti, egli, con le sue opere, qui sculture e altrove interpretazioni teatrali, testi scritti e poesie, ci racconta ciò che gli è più congeniale: le fatiche dell’uomo per sopravvivere e sostenere la famiglia, quelle battaglie di ogni giorno che ne fanno un eroe.
I suoi eroi, come ha sempre affermato, che rischiano la vita “e sono soltanto nominati in poche righe di cronaca locale, una sola volta nella vita, quando alla vita stessa sono stati fisicamente costretti a dirle addio”. Non più, allora, fredde ferro composizioni, bensì opere di denuncia sociale contro quel perché non si è investito per salvaguardare il patrimonio della capacità manuale, un capitale oggi in via d’estinzione e che avrebbe potuto tamponare la recessione globale impostaci e che stiamo sopportando.
Queste opere hanno anima perché il loro realizzatore, l’Ugolotti, ha rischiato la propria vita in gioventù essendo stato uno di loro. Poi è voluto restarci in quel mondo, scrivendovi pagine di storie, finanche interpretandole sui palcoscenici, in equilibrio tra neorealismo e postmoderno e che descrivono lo squallore quotidiano di personaggi, molti dei quali senza radici, inariditi dalla solitudine.
È voluto restarci in quel mondo, creando infine monumenti personali alla memoria dei loro sacrifici, le ferro composizioni, le quali, come ci dice, “magari posate su qualche scrivania, possano far meditare che la vita umana è un bene inestimabile per tutti: ricchi e poveri, eruditi e ignoranti”.